i monsoni:venti importanti

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i monsoni:venti importanti

Messaggio Da koko il Sab Giu 01, 2013 8:12 am

Monsone è un vento periodico delle regioni tropicali e subtropicali, in particolare dell'Asia Orientale e Sud-orientale, dovuto principalmente alle differenze di temperatura tra oceani e continenti, il monsone spira d'estate dall'oceano verso il continente, d'inverno dal continente verso l'oceano. La stagione in cui si concentrano le piogge, generalmente tra giugno e settembre, è caratterizzata dal monsone di sud-ovest, un vento carico di umidità proveniente dall'oceano indiano. "Monsone" è una parola persiana che discende dal ‘mausin’ che significa stagione.

FONTE WEB:OIKOS




La stagione fredda del monsone di nord-est, dall'inizio di dicembre all'inizio di marzo, è solitamente caratterizzata da un clima estremamente asciutto. La direzione viene deviata per effetto della rotazione terrestre. I monsoni estivi causano in generale piogge, mentre i monsoni invernali sono freddi e asciutti. In effetti, l'alternarsi del monsone invernale secco con quello estivo umido, rappresenta la sola autentica variazione climatica delle terre battute dal vento. Le stagioni, in pratica, sono solo due, e non si differenziano tanto per la temperatura (che in genere non varia molto), quanto per la piovosità: una, infatti, è secca, l'altra, invece, è umida. Per secoli gli scienziati hanno seguito la dinamica dei monsoni. Prima dell’era moderna i climatologi hanno potuto prevedere vagamente il tempo e i cambiamenti climatici, ossia come collidono queste forze atmosferiche per provocare i monsoni. Indubbiamente capire meglio questo meccanismo è importante perché il regime monsonico scandisce i ritmi di vita di tutta la regione e da esso, dalla sua regolarità, dipende la sopravvivenza di milioni di indiani. L’arrivo ciclico delle grandi piogge monsoniche è visto come un dono del cielo. Ora che gli scienziati possono utilizzare computer sofisticati e satelliti meteorologici, riescono più facilmente a fare le previsioni. Con gli ultimi dati la definizione indica che il sistema climatico subisce in modo drammatico l’incremento di umidità sopratutto nel periodo estivo.




I venti che spirano dal mare verso la terra, sono i monsoni estivi. Sono apportatori di precipitazioni liquide in quanto costituiti da masse d'aria umida provenienti dal mare.




D'inverno avviene il contrario: gli oceani si raffreddano meno dei continenti e diventano zone di bassa pressione verso le quali spirano i monsoni invernali, provenienti dalla terra e quindi portatori di aria secca. Il monsone invernale, che spira da dicembre a febbraio-marzo, contribuisce a rendere il clima mite e gradevole.

Tutti i monsoni condividono tre meccanismi basilari: riscaldamento della terra e dell’oceano, la forza di Coriolis (la rotazione della terra attorno al suo asse), e la funzione dell’acqua che conserva e libera energie. L’effetto di questi tre meccanismi produce venti forti e precipitazioni intense. I climatologi hanno sostenuto che sono due gli ingredienti per creare un monsone: terra surriscaldata dal calore del sole ed oceano freddo.
Da marzo a giugno il vento cessa e questo periodo intermonsonico è critico in quanto il clima è torrido e l'atmosfera soffocante. Giugno è il mese più caldo. Le riserve idriche tendono ad esaurirsi, e dove non è praticata l'agricoltura irrigua, il paesaggio appare riarso, privo di vegetazione. In India soprattutto, la terra assorbe più velocemente il calore del sole rispetto all’oceano indiano. Questo causa l’innalzarsi di masse d'aria enormi che si spostano con una velocità compresa fra i 35 e i 70 Km/h, che si espandono ed aumentano. Come la massa d’aria si sposta verso l'alto, essa diventa più fredda, più umida e più pesante. Questa superficie umida è molto densa e può raggiungere una quota di 3000 metri. Nel caso dell’oceano indiano, il primo e il terzo meccanismo producono effetti intensi di piogge e venti. Nel sud-est asiatico si verificano spesso inverni caldi ed asciutti e nel periodo da settembre a marzo. I venti del nord-est nei mesi invernali restano asciutti perché perdono l’umidità, ossia l’aria fredda dalla parte centrale dell'India non può arrivare nella parte sud-est asiatica, perché bloccata dalla catena dell’Himalaya, il che può causare temperature molto alte. C’è un'eccezione in questa zona, quando i venti spirano verso la penisola e prendono l’umidità dal Bay di Bengal, l’estremità della penisola è soggetta a piogge torrenziali che possono durare mesi.
Di particolare interesse è il monsone d’estate che inizia a giugno e finisce a settembre con forti venti dal sud-ovest e forti piogge.
Poiché la terra si raffredda e si riscalda molto più velocemente dell'acqua, durante il periodo estivo i continenti si riscaldano maggiormente rispetto agli oceani circostanti. Si sviluppano in questo modo aree continentali di bassa pressione verso le quali convergono i venti. Questi venti, che spirano dal mare verso la terra, sono i monsoni estivi. Sono apportatori di precipitazioni liquide in quanto costituiti da masse d'aria umida provenienti dal mare. D'inverno avviene il contrario: gli oceani si raffreddano meno dei continenti e diventano zone di bassa pressione verso le quali spirano i monsoni invernali, provenienti dalla terra e quindi portatori di aria secca. Il regime monsonico favorisce condizioni di maltempo esteso e persistente causando spesso inondazioni. La temperatura media annua é di circa 26°C nei pressi di Calcutta. Questo aumento, secondo i ricercatori, è stato causato dal cambio storico climatico che ha portato al riscaldamento dell'emisfero settentrionale del pianeta. I monsoni possono aver luogo anche in Australia e in parte anche negli Stati Uniti d'America, sopratutto nel sud-est.



Ultima modifica di koko il Sab Giu 01, 2013 9:38 am, modificato 1 volta
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Messaggio Da koko il Sab Giu 01, 2013 8:15 am

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Messaggio Da koko il Sab Giu 01, 2013 9:37 am

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Re: i monsoni:venti importanti

Messaggio Da koko il Sab Giu 01, 2013 9:47 am

ricerca sul ruolo del monsone africano nel determinare il clima globale ed il futuro dell’Africa occidentale è stato al centro della recente conferenza mondiale di Karlsruhe (Germania, 26-30 Novembre), a cui hanno partecipato oltre 350 scienziati provenienti da tutto il mondo. Le istituzioni italiane hanno avuto un ruolo chiave. CNR, ENEA e Università di Perugia vi hanno preso parte come partner del progetto “AMMA” (African Monsoon Multidisciplinary Analysis), da cui sono emersi importanti risultati sull’influenza del monsone sulla formazione degli uragani atlantici e sugli impatti locali sulle malattie e sulle crisi alimentari nell’Africa saheliana.

L’Africa Occidentale è da sempre un’area contraddistinta da un fragilissimo equilibrio tra la domanda alimentare di una popolazione in costante aumento e la scarsa offerta di risorse naturali messe in pericolo da eventi climatici calamitosi, come le devastanti siccità del Sahel degli anni ’70 e’80 che produssero milioni di morti e di profughi ambientali.

Più che altrove, in queste regioni la variabilità climatica condiziona la vita di milioni di persone: un diverso andamento della stagione delle piogge è determinante in un paese dove la sopravvivenza della popolazione è condizionata dalla produttività agricola, pastorale e forestale. I lunghi periodi di siccità, minano gravemente la possibilità del territorio di supportare la vita dei 230 milioni di abitanti (destinati a diventare 400 milioni nei prossimi 20 anni) favorendo flussi migratori, stagionali o irreversibili, verso i paesi limitrofi con gravi conseguenze sulla stabilità politica della regione, caratterizzata da conflitti per l’accesso alle risorse tra i paesi del Sahel e quelli costieri del Golfo di Guinea. Lo stesso fenomeno è alla base della immigrazione incontrollata in Europa attraverso il Nord Africa.

L’andamento del monsone africano e la sua relazione con l’attuale cambiamento climatico è il cuore scientifico del progetto “AMMA” a cui l’Unione Europea, all’interno del Sesto Programma Quadro per la Ricerca Scientifica, ha contribuito con un finanziamento di 15 milioni di euro in 5 anni. Il progetto è caratterizzato da una task scientifica internazionale di grande livello di cui fanno parte anche moltissimi centri di ricerca africani. Su un totale di 59 enti scientifici, sono ben 22 quelli africani: centri macro-regionali, servizi meteorologici nazionali, università e centri di ricerca agronomici e ambientali. In dettaglio i paesi partner sono Belgio, Benin, Burkina Faso, Danimarca, Francia, Germania, Ghana, Guinee, Italia, Mali, Olanda, Niger, Nigeria, Senegal, Spagna e Gran Bretagna sotto il coordinamento dell’Institut Pierre Simon Laplace – CNRS (Francia).

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